La storia

 

 

  

 

Queste pagine riportano parte degli articoli e delle immagini pubblicate nel libro "il portico ...la storia continua" pubbilcato in occasione del cinquantenario del Dopolavoro.

 

 

Nascita del Dopolavoro in Italia   di Stefano Magi

Fino al 1924 vari dopolavori sorgono spontanei ma con caratteristiche di associazioni private e relativi problemi finanziari.

Nel 1925 viene creata l’Opera Nazionale Dopolavoro con regio decreto n° 582, che ne fissava i seguenti scopi: “promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei lavoratori intellettuali e manuali, con istituzioni dirette a sviluppare le loro capacità fisiche, intellettuali e morali, provvedere all’incremento e al coordinamento di tali istituzioni fornendo ad esse e ai loro aderenti ogni necessaria assistenza”.

Nel 1937 viene approvato un nuovo statuto e all’OND “è affidato il compito di curare l’elevazione morale e fisica del popolo attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria ed il perfezionamento professionale”.

Vengono fondati numerosi dopolavori per categorie (il più forte è quello dei ferrovieri) e aziendali, tra i quali spicca quello del lanificio Marzotto che promuove la creazione di un villaggio operaio per 1.200 dipendenti completo con spacci aziendali a prezzi ridotti, piscina coperta, clinica e chiesa.

 

 

Dopolavoro Aziendale della 

Cassa di Risparmio di Pesaro

Banca Marche.

Cinquant'anni di attività   di Riccardo Paolo Uguccioni

Lavorare stanca (anche se la retribuzione non è male).

Per questo nel lontano 1957 ad alcuni dipendenti della Cassa di Risparmio di Pesaro – che, essendo stato fondata nel 1841 sotto Gregorio XVI, era allora nel suo 116° anno di vita – venne in mente di dar vita a un dopolavoro.

Tracce di attività ricreative, per dir la verità, si riscontrano già prima. Da un numero unico, Il Portico, pubblicato in Pesaro nel 1971 proprio dal Dopolavoro aziendale Cassa di Risparmio di Pesaro – quando ancora era viva la memoria dei fasti fondatori –, si evince che già nel 1954 c’era stata una gita a Vienna, organizzata in due turni tra maggio e giugno secondo uno stile che si sarebbe poi ripetuto; che l’anno seguente l’iniziativa era stata ripetuta avendo per meta la luminosa Parigi; che nel 1956 si era andati – sempre in due turni – nella favolosa Costa azzurra, forse sperando di imbattersi nella celestiale Brigitte Bardot, delizia del genere umano (quantomeno della metà maschile) che allora irradiava il suo charme in quelle contrade. Ma chi aveva concepito tali iniziative? chi le aveva promosse? chi vi partecipò? Forse non lo sapremo mai.

Senonché: o per emulazione di realtà altrove sperimentate con successo, o ragionando sulla buona riuscita di quelle prime mosse, o semplicemente per una di quelle chiacchiere davanti al cappuccino che di solito finiscono con la brioche ma dalle quali, più di rado, sorgono neoavanguardie, imperi editoriali e sommovimenti politici, nelle teste e nei cervelli di qualcuno il progetto dopolavoristico cominciò piano piano a prender forma. E siccome c’è sempre chi, a un certo punto, si assume la fatica del passo in avanti che fa decollare l’idea, con circolare n° 1 del 5 febbraio 1957 il consiglio direttivo di un Dopolavoro già costituito (per questo usiamo la maiuscola...) invitava i “colleghi bancari ed esattoriali” della Cassa di Risparmio di Pesaro ad aderire al sodalizio, inviando loro copia dello statuto e un modulo per l’ammissione. “Iscrivetevi! – intimava un’appendice impressa sul ciclostile a mano e a stampatello, secondo una tecnica di scrittura mista che in quegli anni era corrente  – solo gli iscritti beneficeranno di provvidenze concrete”.

Il dado era tratto, il Rubicone bell’e superato.

Lo statuto, approvato il 4 febbraio 1957, dava al Dopolavoro i seguenti organi: un consiglio direttivo composto da un presidente, un segretario, un tesoriere e due consiglieri; un collegio di revisori dei conti, formato da due sindaci effettivi e un supplente; l’assemblea dei soci, i cui membri (purché fossero in regola con il versamento della quota), oltre a eleggere a scrutinio segreto gli organi di governo e i revisori, mantenevano diversi poteri, compreso quello – da esercitarsi a maggioranza qualificata – di apportare allo statuto le modifiche che in futuro si fossero rese necessarie.

Ci mancano, per quegli anni ormai remoti, dati che vorremmo possedere: cosa trattò il primo consiglio, cosa discussero le prime assemblee. Un lungo vuoto documentario – non sempre chi fa, e magari fa con premura, si cura di conservare memoria degli eventi – costringe a informazioni di seconda mano, che ricostruiscono il clima senza definire le circostanze. Sappiamo solo che in quel tempo il Dopolavoro ebbe sede in corso XI Settembre, nella sede centrale della Cassa di Risparmio di Pesaro (dove poi mantenne a lungo la sede legale, anche quando le attività migrarono altrove).

Ma qualcosa emerge dal caveau del tempo. Dal febbraio 1957 al febbraio 1962 Giovanni Monacciani fu il primo presidente del Dopolavoro, e Il Portico lo descrive così: “Posato, corretto, leale, animato da tanta buona volontà e dotato di spiccata capacità organizzativa, egli si pone immediatamente all’opera, dà il via alle gite, apre lo spaccio aziendale, organizza, per incarico dell’amministrazione dell’Istituto [cioè della Cassa di risparmio di Pesaro] la simpatica e gradita manifestazione della Befana per i figli dei dipendenti, bandisce concorsi cine-fotografici che ottengono buoni risultati, organizza passeggiate in bicicletta, utilissimo esercizio per chi conduce vita sedentaria, cura l’istituzione, per un certo tempo, di corsi di lingue straniere”.

 

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            Dai primi anni sessanta, invece, siamo meglio assicurati del dettaglio delle iniziative.

            Le iniziative sociali furono tante, per esempio un concorso cine-fotografico il cui primo premio raggiunse le 13.000 lire (ci sono indizi – a matita a margine delle circolari – che pochi anni più tardi, sembrando la somma esorbitante, il primo premio venne ridotto a lire 10.000, che erano una bella cifra lo stesso). Nel maggio 1963, gita sociale al lago Maggiore e a Milano, per assistere alla  partita Italia-Brasile (formazione: Vieri, Maldini., Facchetti, Guarneri, Salvadore, Trapattoni, Bulgarelli, Mazzola, Sormani – sostituito da Corso al 57° –, Rivera, Menichelli). Partendo alle 6,00 del mattino, il programma precisava che si sarebbe imboccata l’autostrada del Sole a Bologna (in quel tempo per attraversare la Romagna  c’era solo la via Emilia) arrivando al lago dopo le 14. Biglietto della partita escluso, il costo era di lire 5.000 per i soci e per gli aggregati. Risultato (ma questo nel programma non c’era): Italia 3, Brasile 0. Peccato che fosse un’amichevole.

Nella stessa estate, gita di sette giorni a Francoforte, Colonia, Amsterdam e altre città, in due turni, a un costo di 47.000 lire; e ancora, gita in Svizzera di otto giorni, anch’essa in due turni (purché muniti di passaporto o carta d’identità vidimata espressamente dalla questura). A settembre, tutti a Napoli.

Ma l’estate significava anche mare: il comitato direttivo comunicava pertanto, il 28 maggio 1964, che come in anni precedenti erano disponibili tre cabine in altrettanti stabilimenti della spiaggia pesarese. Per prevenire abusi si dichiarava che le stesse erano riservate ai soci e ai loro familiari, purché registrati come aggregati (che erano “i paganti la quota di associazione al Dopolavoro”): dubitando della natura umana il direttivo minacciava l’iscrizione d’ufficio per i familiari non in regola che usufruissero abusivamente delle cabine. Nel settembre 1964, inoltre, si annunciò una gita aziendale a Roma e castelli (lire 20.000 la quota di partecipazione).

Nel febbraio 1965 per iniziativa del Dopolavoro della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno venne proposto un torneo di calcio tra le rappresentative delle casse di risparmio marchigiane. L’iniziativa tra aprile e maggio si concretizzò in un torneo a sei, che vide impegnati i gruppi sportivi di Ancona, Fano, Fermo, Jesi, Macerata e Pesaro. Chi vinse? Ah saperlo, saperlo...

Il 16 febbraio 1965 il Dopolavoro ebbe un nuovo presidente nella persona di Luigi Campagna. “Presidente nocchiero” lo definisce Il Portico, perché “trovò sempre il momento buono per sfruttare i venti favorevoli, sfidando e superando anche qualche tempesta”. Successione forse non del tutto serena, se il solito numero unico Il Portico accenna pure a una metaforica barca “che si era fatta sempre più carica e sulla quale salivano, talvolta, soci non del tutto disposti a remare”. Ma si sa che non c’è sodalizio, comunità o confraternita su cui non si addensi ogni tanto qualche nube. Luigi Campana resse le sorti del sodalizio fino al 20 novembre dello stesso 1965, quando iniziò la prima presidenza di Vittorio Gaudiano, destinata a protrarsi fino al novembre 1968.

Segnale o indizio di “qualche tempesta” fu anche la convocazione di un’assemblea straordinaria per il 9 ottobre 1965 nella sala (g.c.) della Provincia in via Diaz: assemblea convocata a norma dell’art. 8 dello statuto, che prevedeva tale riunione “su richiesta della maggioranza dei soci”: in quella sede si modificò lo statuto originario abrogando le deleghe, fissando a due le convocazioni annuali dell’assemblea ordinaria stessa e limitando a tre anni la durata della carica di presidente.

Sempre vivaci le attività sociali. Altre gite si svolsero nel 1965 in Sardegna, poi a Vittorio Veneto e a Venezia (galeotto, per quest’ultima iniziativa, fu il doppio appuntamento sportivo della Vis Sauro che giocava in casa del Vittorio Veneto e della Vuelle Pesaro che giocava contro il Reyer Venezia). Per il gennaio 1966 era in programma una gita a Londra. Intanto per le imminenti festività natalizie erano resi disponibili torroni e panettoni a prezzi ridotti (il panettone Motta da un chilo costava 1.500 lire) e, come sempre, la mattina dell’Epifania i figli dei dipendenti avrebbero ricevuto un pacco dono nella sede centrale dell’istituto, alla presenza del presidente della Cassa di risparmio e del consiglio d’amministrazione della banca.

Nel febbraio 1966 il Dopolavoro annunciò di aver istituito una biblioteca circolante, circa 300 volumi tra i quali si trovavano opere di Primo Levi, Dino Buzzati, Vasco Pratolini e Cesare Pavese, ma anche di Hemingway, Pound, Le Carré, Camus, Kafka. E pur fervendo le attività ricreative e culturali non ci dimenticava dei problemi del mondo: nello stesso mese, mentre giornali e televisioni mostravano gli effetti drammatici della carestia in India, il Dopolavoro raccoglieva fra gli iscritti la somma, assai ragguardevole per quei tempi, di 480.000 lire che, integrate da un’offerta della Cassa di Risparmio di Pesaro, venivano inoltrate tramite la RAI. Il 22 ottobre 1966 venne organizzata una tavolata sociale a Case Bruciate per “ottenere un migliore affiatamento ed una maggiore comprensione fra tutti i colleghi delle varie dipendenze”, e infatti l’invito fu esteso anche ai dipendenti della Cassa non iscritti al Dopolavoro. In quell’occasione Carlo Pagnini, astro emergente del teatro e della dialettologia pesarese, lesse dei versi in vernacolo.

Il 10 novembre 1966 il Dopolavoro – pur mantenendo la sede legale presso la sede centrale della Cassa di risparmio di Pesaro in corso XI Settembre – si trasferì in via Passeri, nei vecchi uffici dell’agenzia di città n° 1: sede che era aperta tutti i giorni dalle 18,30 alle 20 e il sabato dalle 16 alle 20. Ormai, era un vero e proprio club: nei locali i soci trovavano, oltre a tavoli, poltrone e mobilio occorrente, anche la biblioteca, un tavolo da ping-pong, due calciobalilla. In quella sede, alla presenza di 63 iscritti, si svolse il 26 novembre 1966 una assemblea ordinaria dei soci, che approvò il bilancio, propose certi incrementi dell’attività sportiva e culturale, elesse il nuovo consiglio nel quale riconfermò Vittorio Gaudiano alla presidenza, con Luigi Campagna vicepresidente, Aldo Zidda segretario, Eliseo Di Luca tesoriere, Giorgio Geri, Giorgio Berti e Carlo Pagnini consiglieri. Eugenio Vagnini, Giuseppe Piccinetti e Salvatore Nocera furono i revisori dei conti.

Ma l’autunno del 1966 fu contrassegnato da straordinarie calamità meteorologiche, che nel ricordo collettivo si concentrano, ancor oggi, soprattutto nell’alluvione di Firenze. Anche altre località d’Italia ebbero seri danni e il Dopolavoro raccolse contributi volontari per 600.000 lire, che furono devoluti al comune di Precenicco, in provincia di Udine. Nel dicembre dello stesso anno – segno di fasto e di opulenza ormai consolidate – venne ampliata con panforte e pandoro la gamma dei dolci natalizi prenotabili a prezzi di favore.

            Nel 1967, escursione nei consueti due turni in Jugoslavia, Ungheria e Austria. Furono pure proposte gite all’Elba e in Liguria, ma certe annotazioni a mano ci informano che mancarono le adesioni necessarie. Venne invece mantenuto il torneo di calcio fra i gruppi sportivi delle Casse di risparmio di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo e Pesaro.

Si veniva intanto manifestando un carattere non secondario dell’associazionismo dopolavoristico: la possibilità di accedere a una vasta gamma di merci e servizi a prezzi competitivi, proprio grazie all’elevato (e dunque sempre più appetibile) numero di iscritti. Una circolare del 14 luglio 1967, per esempio, informò gli aderenti di possibilità vantaggiose nell’acquisto di materiali fotografici e nella stipula di polizze per la responsabilità civile delle automobili (che in quegli anni diventava obbligatoria); di lì a poco una convenzione con l’Athletic Club, la cui quota di adesione annuale era piuttosto elevata (60.000 lire), propose riduzioni progressive a seconda del numero dei soci del Dopolavoro che avessero aderito. Ancora qualche anno e sarebbe stato possibile sorteggiare fra i soci “gli omaggi offerti al Dopolavoro dai rappresentanti di alcune ditte fornitrici”.

Insomma, a dieci anni dalla fondazione l’istituto dopolavoristico aveva ormai acquisito una propria forza intrinseca.

 

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            Gita in Spagna (con imbarco a Genova) nel 1968, ma anche brandy, panforte, colombe e uova di cioccolato per la pasqua di quell’anno. L’assemblea dei soci del 1° giugno 1968 discusse fra l’altro dello spaccio aziendale, che venne trasferito nei locali della sede sociale in via Passeri. La necessità di ridurre “gli acquisti ai soli prodotti di largo consumo e non deteriorabili” provocò una  svendita sottocosto della merce giacente, dall’Oro Pilla al Landy Frères, dal vin santo agli amari, senza trascurare dentifrici, saponette, talco di varie marche e barattoli di cera Liù (ma solo in confezione grande, costavano quindi ben 700 lire).

            Il 23 novembre 1968 si procedette all’annuale rinnovo delle cariche sociali. Vittorio Gaudiano, che da tre anni reggeva la presidenza e non poteva quindi essere rieletto, a norma delle recenti modifiche statutarie, fu sostituito da Marco Lucarelli, affiancato da Eliseo Di Luca come vicepresidente, Salvatore Nocera segretario, Franco Perfetti tesoriere e da Luigi Campagna,  Giorgio Geri e lo stesso Vittorio Gaudiano come consiglieri; revisori dei conti risultarono Aldo Zidda, Carlo Pagnini e Giuseppe Piccinetti. Vittorio Gaudiano sarebbe stato rieletto alla presidenza il 21 novembre 1969, appena trascorso l’anno di interruzione che lo statuto sanciva per scongiurare l’insorgere di fenomeni bonapartisti.

            Ma ormai il Dopolavoro era avviato ad attività consolidate di indubbio valore economico, oltreché culturale, e forniva ai propri soci molti di quelli che diversi decenni più tardi sarebbero stati definiti fringe benefits. Nel 1970 la sede fu trasferita in via Passeri. Dal novembre di quell’anno la quota sociale fu elevata da 1.800 a 3.000 lire per anno (peraltro pagabili in rate di 250 lire mensili) ma intanto i soci fruivano di gite all’estero e in Italia, di befane per i figli dei dipendenti, di concorsi fotografici, di materiali e prodotti vari a prezzo ridotto, di tavolate sociali. Dal 1969 erano cominciate le settimane bianche (che avevano allora il nome domestico di “natale sulla neve”); dal 1970 iniziò l’uso del torneo di calcio fra enti cittadini, che si svolse a Villa Fastiggi e che vide la partecipazione fra gli altri dei Vigili urbani, della Provincia, della S.I.P., dell’A.C.I., della Montedison, della Banca del Lavoro, delle Poste: molte di quelle realtà qualche anno più tardi avrebbero cessato di esistere o mutato ragione sociale in seguito a fusioni e incorporazioni. Furono proposti anche corsi di lingue straniere (con 18.400 lire si frequentavano corsi di 50 ore di lezione con docente madrelinguista, a gruppi ristretti) e venne offerta la possibilità di acquistare volumi d’arte.

“Perdurando il colera in Turchia e rimanendo fluida la situazione politica in Cecoslovacchia” – recita una circolare dell’11 marzo 1971 – in quell’anno venne scelta per meta estiva la più sicura Copenaghen (con escursione facoltativa a Malmö, sulla costa svedese dell’Øresund): circa 70.000 lire il costo del viaggio in pullman e aereo. Ma nello stesso anno vennero proposte anche delle mete domenicali con pranzo al sacco: Fonte Avellana e San Leo furono le prime gite. Nell’estate del 1971 il Dopolavoro mise a disposizione dei soci anche una sede estiva, cioè una casa di campagna sulla collina fra Santa Veneranda e Villa Fastiggi. Nella tavolata sociale di sabato 26 giugno 1971, inoltre, fu distribuito Il Portico, “una rivista che illustra prevalentemente le attività sociali svolte fino ad oggi” e che avrebbe dovuto diventare una sorta di bollettino sindacale del sodalizio.

Era ormai tempo di consuntivi, infatti. E il bilancio era senz’altro positivo.

 

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            Parigi, o cara. Fu quella la meta dell’estate 1972, a ormai un quarto di secolo dalla precedente visita. Il 29 gennaio dello stesso anno si era intanto festeggiato il carnevale all’Arca di Noè, a Fanano di Gradara. In quel carnevale Luigi Campagna e Dante Trebbi, revisori dei conti, si dimisero per dissensi nella conduzione, venendo surrogati dai primi dei non eletti. Ma si trattava di “contraddizioni in seno al popolo”, avrebbe detto il presidente Mao, non di contrasti insanabili. Dante Trebbi venne infatti eletto presidente del Dopolavoro nell’assemblea dei soci del successivo 28 ottobre 1972.

            Nel febbraio 1973 due centri di raccolta delle ordinazioni furono istituiti a Pergola e a Novafeltria, per facilitare ai soci non pesaresi l’utilizzo dello spaccio aziendale. “Per rendere più agevole la scrittura contabile, resa necessaria dall’entrata in vigore dell’IVA, è stato necessario ristrutturare lo spaccio eliminando prodotti di scarso consumo”, precisava una circolare del 21 febbraio di quell’anno. Tra i prodotti di normale assortimento figuravano il Dixan fustino (lire 2.550), l’olio extravergine Coppini da 5 litri ( 4.900 lire), il Vov Admiral (1.600 lire); tra quelli in via d’eliminazione l’Oro Pilla, il vermouth Cora, il Rosso Antico. E’ nel 1973 che il consiglio decise di assegnare per sorteggio gli omaggi di alcune ditte fornitrici: trenta soci ricevettero così whisky, verdicchio, moscato, confezioni di albicocche e ciliege.

            Nell’ottobre 1973 fu eletto presidente Franco Perfetti, assistito da Claudio Rallini suo vice, Guido Panteghini segretario, Bruno Ciampichetti, Luigi Baratti, Sergio Rossi e Learco Pierleoni consiglieri; l’incarico di revisori dei conti fu affidato a Bruno Matacena, Paolo Cesari e Enrico Crepaldi.

            Intanto veniva indetto un torneo di tennis da tavolo, cui presto sarebbe seguito un torneo di bocce a coppie e uno di scacchi, e anche la costituzione di uno Sci club aziendale e di un Cicloclub. Era inoltre attivato il prestito di musicassette, comprendenti Aznavour, Patty Pravo, Santo e Johnny, De André, Battisti, Joan Baez e i Deep Purple, ma anche Ciajkovski, Beethoven e Albinoni. Nella sede sociale, dove adesso c’era la possibilità di leggere riviste e quotidiani, era comparso un televisore seguito poco dopo da un tavolo da biliardo, mentre la biblioteca si arricchiva di nuove opere fra le quali Una manciata di more di Silone, Il console onorario di Graham Greene, I sette pilastri della saggezza di Lawrence e il bellissimo 22 storie dei duchi di Urbino tra il sole e la luna di Giovanna Solari.

            Ma se il Dopolavoro evolveva, anche il mondo veniva mutando. Sullo svolgimento della Befana 1974, ad esempio, c’era stata discussione in consiglio su impulso del presidente della Cassa di risparmio, Gino Filippucci. Nell’ottobre 1973 il direttivo del Dopolavoro aveva discusso se abrogare tout court quella celebrazione – che forse sembrava ormai legata a moduli del dopoguerra, con pacchi dono stile UNNRA o dame di san Vincenzo – e sostituirla con buoni acquisto che i genitori avrebbero gestito autonomamente. Poi la Befana 1974 si fece lo stesso (eliminando “tutto quello che [vi] è di ufficiale”), ma “per le note restrizioni in materia energetica” dovute all’embargo del petrolio a seguito della guerra del Kippur, si svolse sabato 5 gennaio all’auditorium Pedrotti, anziché domenica 6. I bambini furono contenti lo stesso.

            Nell’aprile 1974 venne acquistato un biliardo per 950.000 lire. Mentre continuavano gite e viaggi (Istanbul, Praga, Venezia, la Puglia, ecc.), il Dopolavoro ricevette una proposta di vendita scontata da un grossista di abiti, offerta che veniva comunicata ai soci con richiesta di assoluta discrezione. Una nota del consiglio direttivo, anzi, a fronte del “rilevante incremento del giro d’affari dovuto principalmente all’introduzione di una gamma nuova e varia di prodotti di largo consumo a prezzi di particolare vantaggio”, faceva appello ai soci disposti ad affiancare gli “spaccisti” oberati di lavoro, perché “lo sviluppo e la sopravvivenza della nostra organizzazione non possono essere eternamente garantiti dal sacrificio di qualche consigliere”.

Questa richiesta, pur dimostrando che in qualche momento gli amministratori pativano di affanno, ci pare la miglior dimostrazione del successo del sodalizio.

 

 

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            Nell’ottobre 1974 l’assemblea, presieduta da Marco Lucarelli, vennero ricordate le attività del Dopolavoro e dello spaccio aziendale “in difesa del reddito familiare minacciato dalla forte crescita dei prezzi”: erano anni, in effetti, di inflazione al galoppo verso le due cifre. Franco Perfetti fu riconfermato alla presidenza del sodalizio. Tra le azioni del nuovo direttivo, alcune convenzioni con negozi e ditte cittadine che offrirono merci e servizi vari (elettrodomestici, cicli, dischi, palestra e articoli sportivi, stampe d’arte, assicurazioni, abiti, calzature, ecc.) a prezzi scontati: i soci, cui veniva rinnovato l’invito a fare uso riservatissimo di quelle indicazioni, dovevano esibire il tesserino del Dopolavoro pagando poi in contanti “oppure firmando apposito buono che verrà addebitato nello stipendio”.

Se usiamo il panettone Motta al posto degli indici Istat, nel natale del 1974 si registrava rispetto al 1965 un aumento dei prezzi pari al 62,5%: il panettone da un kg, che nove anni prima costava 1.500 lire, ora ne costava – a prezzi di spaccio aziendale! – 2.400 (ma poi si ottenne un ulteriore ribasso a 2.200...). L’offerta dei dolci natalizi venne comunque ripetuta e includeva torroni, panforte, prosecco e spumante. La circolare n° 9 del 9 dicembre 1974 deplorava però le “infiltrazioni di persone estranee” tra i consumatori. Sovversivi, anarchici, nemici della patria? Niente di tutto ciò, erano parenti e amici dei soci, a causa dei quali sorgevano però due ordini di problemi, il primo di ambito legale (“la licenza di esercizio potrebbe esserci ritirata”), etico il secondo perché tale frequentazione non dovuta sfavoriva “in modo sleale i piccoli dettaglianti”.

Anche la biblioteca si arricchiva con opere di Luigi Meneghello, Mario Soldati, Natalia Ginzburg, Elsa Morante e Paolo Villaggio: era infatti iniziata l’epopea del mitico ragionier Fantozzi. Tra gennaio e aprile 1974 i soci poterono inoltre usufruire dell’abbonamento alla stagione teatrale a prezzo di favore: tra le opere in cartello in quella stagione c’erano, fra gli altri, il Macbetto di Giovanni Testori, I quaderni di conversazione di Ludwig van Beethoven adattati e interpretati da Glauco Mauri e l’indimenticato Giorgio Gaber con Anche per oggi non si vola. Fra tornei di pallacanestro e di scacchi, gite sulla neve e veglioni di carnevale, continuava l’attività delle gite aziendali. Anzi, il consiglio ne menò (giustamente) vanto in apposita circolare ricordando, ad esempio, una gita in Puglia effettuata con cinque pullman: quasi un’invasione. Il dato generale del 1974 era di sei gite effettuate, con 770 presenze (tra le quali solo 94 gli aggregati). Per l’anno successivo, dunque, si preparavano nuove escursioni dalla Sicilia a Camaldoli.

            Ma la discordia, dea funesta, era sempre in agguato. L’11 marzo 1975 il direttivo informava di aver ricevuto, sottoscritta da 108 soci, una lettera “fortemente critica verso le deliberazioni assunte da questo consiglio in materia di ripartizione di eventuali contributi per le gite sociali”. Ai contributi (che significavano una diminuzione del costo finale) secondo le recenti delibere erano ammessi i dipendenti della Cassa di risparmio iscritti al Dopolavoro, i loro figli fino alla maggiore età o finché veniva percepito l’assegno di studio, i familiari a carico (cioè quelli per cui si percepissero assegni familiari). La lettera chiedeva la revoca di quelle delibere e la convocazione di un’assemblea straordinaria. Per capire quale fosse la profondità del dissenso, venne sondato il popolo dopolavoristico tramite scheda da restituire firmata ma in busta chiusa. Votarono in 316 soci, dei quali 185 chiesero di conservare le norme predette e 130 di abrogarle (più una scheda nulla). Quindi, a maggioranza, le norme rimasero.

            Sirmione, “pupilla delle penisole e delle isole, quante nei laghi limpidi e nel vasto mare Nettuno marino o d’acqua dolce regge”, fu visitata nell’ambito di una gita al lago di Garda in un weekend di maggio del 1975. E nei consueti due turni, fra maggio e giugno dello stesso anno, fu effettuata finalmente una gita in Sicilia per otto dì al costo di 125.000 lire.

            In giugno il direttivo propose ai soci un vasto questionario (stavolta rigorosamente anonimo) con cui intendeva sondare più capillarmente gli umori del corpo sociale. Vi poneva una serie di quesiti generali, che miravano a valutare se i soci riconoscevano l’utilità sociale del sodalizio, delle sue gite, delle sue iniziative culturali, ricreative e sportive, ma anche domande particolari, come il gradimento dell’ipotesi che lo spaccio si trasferisse in periferia. Dalle domande apprendiamo che la quota sociale era ancora di 3.000 lire annue e che la Befana per i figli dei dipendenti, con l’abituale cerimonia pubblica, era stata sostituita da buoni acquisto. Non conosciamo gli esiti nel dettaglio, ma il 20 agosto di quell’anno stesso il direttivo informava gli iscritti che, “oltre a una larga convergenza dei soci sulle nostre linee operative”, dal sondaggio era emersa la disponibilità di molti a una più stretta collaborazione. Invitava quindi i “volonterosi colleghi” a uscire dall’anonimato e a concretizzare la propria disponibilità. Non siamo sicuri che l’invito abbia avuto esito entusiastico.

            Frattanto continuavano a crescere le ditte che offrivano le proprie merci a prezzi di convenienza: calcolatrici elettroniche, apparecchi Hi-fi, enciclopedie e testi scolastici e universitari.

            Il 6 settembre 1975 fu indetta una manifestazione di nuovo tipo: una escursione ciclo-turistica aziendale che percorse la Valfoglia da Pesaro a Montelabbate con rientro per Montecchio e Borgo Santa Maria. Aree di ristoro erano appostate lungo il percorso. Andatura tranquilla, prudenza e osservanza delle norme di circolazione (perché la manifestazione non aveva carattere ufficiale ed era quindi priva dell’assistenza della polizia stradale) erano i requisiti richiesti.

            Nel 1975 si fecero gite gratuite alla Verna e a Verona: alla prima parteciparono 150 persone in tre pullman. Nello stesso anno venne attivata una convenzione per sconti speciali con Primula Confezioni e con la Benelli per l’acquisto di motocicli (il modello Bobo 75 costava 159.500 lire). In autunno, da via Passeri dove aveva la sua sede, il Dopolavoro si trasferì in viale dei Partigiani (qualcuno dice che la sede fu, per breve momento, anche in via Vincenzo Rossi): nel darne il lieto annunzio, il direttivo informava che il lavoro di trasferimento avrebbe probabilmente ritardato di un po’ la convocazione dell’assemblea, che fu convocata il 25 ottobre sotto la presidenza di Gaetano Buttafarro.

L’assemblea approvò l’opera del consiglio uscente e portò a lire 5.000 la quota annua. Nella riunione si sviluppò un “aperto e a volte vivace dibattito” su alcune modifiche statutarie; alla fine fu eletto il direttivo per l’anno entrante. Franco Perfetti fu di nuovo presidente, Claudio Rallini il suo vice, Valentino Fori venne eletto segretario e Alberto Romani tesoriere; gli altri consiglieri furono Luigi Baratti, Pietro Bruschi, Sandro Capanna, Bruno Ciampichetti, Cesare Augusto Fornaci, Paolo Magnoni e Ettore Pagnini.

            E’ impossibile dar conto nel dettaglio delle tantissime iniziative del sodalizio, dalle gare di scacchi e briscola alle gite, dai corsi di chitarra ai concorsi fotografici, dalle attività culturali a quelle sportive, senza dimenticare gli abbonamenti a giornali e riviste consultabili nella sede (“L’Espresso”, “Civiltà cattolica”, “Stadio”, “Il Corriere della sera”, ecc.). Per la Befana del 1976 furono assegnati buoni di importi variabili, da 30.000 a 12.000 lire, a seconda dell’età del figlio: il maggior buono andava a chi avesse un figlio nato nel 1966, valeva meno – diciamo così – un figlio nato nel 1975. I buoni sarebbero stati spendibili in diversi negozi e supermercati di Pesaro, Urbino, Cagli e Novafeltria.

            Nel 1976 il Dopolavoro attivò una serie di incontri culturali (Vinicio Marini e Antonio Brancati furono tra i primi relatori) e di proiezioni cinematografiche, sia amatoriali che di circuito. Per quell’anno furono predisposte gite a Roma e, in due turni, in Sardegna. Ma qualche problema sussisteva nella frequentazione dello spaccio, se la circolare n° 27 del 12 febbraio 1976 ne regolamentò l’accesso in maniera piuttosto rigida, prevedendo la consegna della tessera di socio alla cassa e la restituzione della stessa al momento del pagamento dei beni acquistati. Due mesi più tardi il direttivo tornò sul tema, deplorando l’insistenza con cui alcuni pretendevano di eludere tali disposizioni. La corretta gestione dello spaccio aveva molteplici ricadute legali, fiscali e pratiche – insisteva il direttivo – e chiedeva pertanto correttezza e collaborazione.

E intanto, dopo il successo di un rendez-vous carnevalizio in un albergo al mare, sabato 21 agosto fu proposto il galà di mezza estate. Ma una nota a mano ci delude: “non effettuato”. Furono invece effettuate gite in Abruzzo e a Orvieto e tornei di bigliardo e boccette, mentre nelle sale del circolo si effettuavano incontri con sommeliers e proiezioni di film, da Lo chiamavano Trinità a Morte a Venezia di Luchino Visconti (ingresso gratuito per soci e familiari). Intanto, imperversando i più disparati tornei, venne ampliata la biblioteca con opere di Fausta Cialente, Carlo Cassola, Kafka, Goldoni, D’Ormesson.

            Era ormai di tutta evidenza l’importanza che, in settori diversissimi, il Dopolavoro aveva per gli iscritti. Ma alla fine del 1976 vennero disdettate le convenzioni per gli acquisti presso grossisti, perché non a norma.

            Il 15 gennaio 1977 la consueta assemblea, presieduta da Gaetano Buttafarro, approvò il consuntivo ed elesse il nuovo consiglio (nel quale, per la prima volta, compaiono presenze femminili). Dopo alcune rinunce, presidente del sodalizio risultò Valentino Fori, vicepresidente Paolo Pantaleoni, segretario Riccardo Leonardi, vicesegretario Paola Ottaviani, tesoriere Cesare Fornaci; consiglieri furono Luigi Baratti, Sandro Capanna, Eraldo Farinelli, Pietro Bruschi, Simonetta Bolelli, Massimo Battistelli, Rodolfo Albanesi, Carlo Galletti e Marco Pezzolesi; sindaci revisori Rodolfo Albanesi, Carlo Galletti e Marco Pezzolesi. Il nuovo consiglio provò ad affrontare un problema da tempo discusso: la disparità di fatto tra i colleghi residenti in Pesaro e quelli delle filiali foranee; per questi ultimi era previsto un rimborso per spese di viaggio ogni volta che venissero ad approvvigionarsi allo spaccio, ma il direttivo, pur negando dati alla mano che l’attività del Dopolavoro fosse concentrata in Pesaro, riconosceva la realtà del problema e chiedeva proposte concrete. Le risposte, non molte, andarono dall’apertura di punti vendita nelle filiali (impossibile da accogliere, perché la licenza era molto restrittiva: solo presso la sede del Dopolavoro) alla proposta di affittare cabine sulle spiagge di Rimini e Marotta, di effettuare competizioni sportive anche nell’entroterra, ecc.; si levarono anche voci per il ripristino della Befana (che evidentemente era rimasta nel cuore di tanti).

            Ma forse dietro la fiorente attività del sodalizio (in quell’anno si programmò una gita a Spalato e una a Nizza, si incontrarono esponenti del WWF, vennero bandite gare varie, ecc.) si nascondeva qualche più serio malessere. Lo prova una circolare del novissimo consiglio, che il 12 febbraio – a neanche un mese dall’elezione – deplorava polemiche, dissensi, malumori “che accompagnano ogni manifestazione del Dopolavoro”. Al di là delle critiche “che un direttivo deve accollarsi”, il loro estendersi avrebbe potuto mettere in pericolo la sopravvivenza dell’associazione. Si era forse perduta “l’esatta cognizione di ciò che il Dopolavoro è, delle sue finalità ed anche dei suoi limiti”, osservava il direttivo ricordando che con più di 500 iscritti non era possibile accontentare tutti. L’associazione si reggeva sul volontariato spontaneo e gratuito di alcuni, sulla dedizione di pochi che operavano, magari a volte sbagliando, ma per il bene di tutti. E invece “basta un nulla perché si evidenzi il dissenso più completo: un prezzo non concorrenziale, un particolare di una gita non soddisfacente, una data infelice, un premio in un torneo inadeguato, un richiamo al rispetto di una norma, ecc.” Con un linguaggio insolitamente esplicito, la circolare proseguiva: “Si tenga anche presente che il Dopolavoro non ha obblighi, se mai ha degli impegni; non deve, se mai dovrebbe. Non è una organizzazione di viaggi o un supermercato”. La conclusione era perentoria: “Chi sa far meglio lo dimostri”.

            A seguito della recente costituzione della Vis Sauro s.p.a. – squadra del cuore di tanti pesaresi – nel maggio 1977 fu lanciata una sottoscrizione di quote da 10.000 lire l’una, che il Dopolavoro propose anche ai suoi iscritti. Il 10 giugno venne presentato in pubblica serata Basta poch, opera di Carlo Pagnini, cultore del vernacolo, che poi fu distribuita ai soci. In agosto, gita sociale di due giorni al Lago maggiore (lire 24.000 per i soci, 41.000 per gli aggregati) e, in settembre, a Spoleto. Il 19 di quel mese don Gianfranco Gaudiano tenne presso il Dopolavoro una conversazione su un tema che, silenziosamente, stava diventando drammatico: “La droga a Pesaro”.

            Per il 1978 la tessera costò sempre 5.000 lire (cui però andavano aggiunte altre 2.000 lire per acquisire la carta servizi Enal, condizione dichiarata indispensabile per fruire dello spaccio aziendale). Il 14 gennaio 1978 si riunì l’assemblea ordinaria dei soci, presieduta da Marco Lucarelli, che approvò il consuntivo e la relazione delle attività, poi a voto segreto elesse il nuovo direttivo. Dopo alcune rinunce risultarono eletti Pietro Bruschi alla presidenza; Luciano Donati vicepresidente; Valentino Fori segretario; Giulio Raineri tesoriere; Maurizio Bonelli contabile; Eraldo Farinelli, Luigi Baratti, Sandro Capanna, Gerardo Pascucci, Piergiorgio Tenti e Massimo Battistelli consiglieri; sindaci revisori furono eletti Riccardo Leonardi, Romano Florio e Marcello Sandroni.

Tra gare e iniziative varie (tornei di pallacanestro, festa di carnevale per i ragazzi, ecc.) il Dopolavoro ebbe offerte di collaborazione anche da prestigiosi organismi cittadini, come l’Ente Concerti e il gruppo amatoriale teatrale La piccola ribalta. Il 4 marzo, serata danzante all’hotel Caravelle. L’attività turistica proposta per quell’anno comprendeva Lubiana, Mosca, Calabria e Val d’Aosta. I prezzi erano più elevati per l’inflazione a due cifre di quegli anni: la gita in Russia da otto giorni costava 390.000 lire ai soci (e 415.000 agli aggregati); una settimana alla Marmolada venne proposto per 118.000 lire. Del resto, il panettone Motta da 1 kg alla fine del 1978 sarebbe costato 3.350 lire, mentre Le Tre Marie avrebbe addirittura raggiunto le 3.650 lire.

            L’8 aprile 1978 venne convocata una assemblea straordinaria. Si trattava di discutere una situazione nuova, per lo spostamento della sede e soprattutto perché l’amministrazione della Cassa di risparmio di Pesaro si trovava nella condizione di non poter “continuare a favorirci con elargizioni per quegli scopi (turistici, ricreativi e simili) che sono il fondamento della nostra associazione”. Va infatti ricordato che l’istituto bancario da sempre integrava con somme rilevanti l’attività del sodalizio. Nella riunione emerse però “l’unanime e ferma volontà che il Dopolavoro continui a promuovere – adeguandosi per quanto possibile alla situazione del momento – la mole di iniziative rivolte a conseguire gli scopi statutari” (tra i quali, ricordiamo, c’erano l’amicizia e  la solidarietà tra colleghi). Nell’assemblea venne annunciata una radicale ristrutturazione della gestione dello spaccio. Le mancate elargizioni della Cassa di Risparmio a favore del sodalizio furono appena una tempesta passeggera e ripresero nell’estate: annunciandole, venne proposta per fine settembre una gita in Istria.

 

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            Il 1979 fu un anno di svolta. L’assemblea del 13 gennaio approvò a unanimità la relazione delle attività e il consuntivo; “preso atto della ormai limitata concorrenzialità e delle eccessive difficoltà ed impegno nella gestione di uno spaccio aziendale”, ne approvò sempre a unanimità la cessazione; essendo stato soppresso l’Enal, si discusse se aderire ad altra consimile “associazione nazionale del tempo libero”, ma la proposta fu bocciata “per il carattere politico delle associazioni attualmente esistenti”. Infine venne dimezzato il consiglio, divenuto un po’ elefantiaco, che passò da 14 a 7 membri compresi i revisori. Fu riconfermato Pietro Bruschi alla presidenza, affiancato dal vicepresidente Riccardo Leonardi, dal segretario e tesoriere Valentino Fori, dal responsabile delle attività turistiche Sandro Capanna, da quello per le attività sportive Eraldo Farinelli, e da due sindaci revisori, Paolo Serafini e Luigi Baratti.

            Ma non diminuirono le attività e le offerte. Fu proposto un torneo di pallavolo (lire 1.000 l’iscrizione per i soci pesaresi, gratis per i soci delle agenzie foranee), una serata danzante per il carnevale, gite all’Elba (che fu invasa da 126 soci, 256 familiari e 39 aggregati, per un totale di 421 partecipanti), al Gargano (174 partecipanti), in Grecia (58), in Val d’Aosta e in Romania. A fine marzo il Dopolavoro traslocò da viale dei Partigiani e tre settimane più tardi riaprì la sede in via Comandini (orario da lunedì a venerdì, dalle 17,30 alle 19,30). Fu una sistemazione davvero provvisoria: in agosto il Dopolavoro riapriva in via Bruxelles una “nuova, moderna, adeguata e confortevole sede”, utilmente prossima alla spiaggia e ad alcune strutture sportive.

Nella primavera 1979 erano attive tredici convenzioni con esercizi commerciali (calzature, pneumatici, libri, impianti Hi-fi, tovagliati, pellicce, ecc.). Domenica 29 luglio si fece una breve escursione a Falconara Marittima, nel cui aeroporto si esibivano alianti e la pattuglia acrobatica nazionale. I bambini si divertirono moltissimo (li portarono anche allo zoo).

            Con circolare n° 19 senza data (ma collocabile fra la circolare n° 18, dell’8 luglio 1979, e la n° 20, del 1° agosto) venne annunciato l’avvio di un’attività teatrale amatoriale che coinvolgesse non solo attori, registi e direttori di scena ma anche musicisti, truccatori, cartellonisti, tecnici del suono e delle luci. L’attività, che poi prese il nome di Compagnia Teatro Incontro del Dopolavoro aziendale Cassa di risparmio di Pesaro, nel corso del 1980 ebbe un grande sviluppo, anche grazie agli interpreti di celebri e apprezzatissime pièces dialettali (Franco Arcangeli, Giuliana Ceccarelli, Stefano Magi, Mariella Perrone, Danila Merloni, Sandro Ottaviani, Carlo Pagnini e Stefania Ricci).

Nel corso del 1980 si mossero sull’onda del Dopolavoro 683 soci turisti, del quali 98 si recarono in Egitto; 22 a Londra; 152 alle Cinque Terre; 159 nel Cilento; 32 a Monaco di Baviera per l’Oktoberfest e ben 220 visitarono Venezia. La settimana in Egitto costò 520.000 lire; quella nel Cilento, con sistemazione in un villaggio turistico, 130.000 lire. Ventidue le convenzioni in atto, che riguardavano tappeti, televisori, casalinghi, ecc. A carnevale fu organizzato uno spettacolo di maghi per bambini; nella seconda metà dell’anno, la consueta gita sociale sulla neve che da anni si svolgeva a Madonna di Campiglio (ma poi finì a Folgarida, Cortina, ecc.).

La quota sociale era sempre di 5.000 lire. Nel gennaio 1981 fu rinnovato il direttivo e Pietro Bruschi, dopo tre anni di presidenza, venne sostituito da Paolo Serafini. Il nuovo consiglio studiò di rendere più incisiva la propria opera attivando degli incarichi gestionali (attività turistiche, sportive, culturali, ricreative, convenzioni). Si pose mano alla ristrutturazione della biblioteca e l’attività del Dopolavoro prese utilmente a intersecarsi con quella di un gruppo di studio, “Idea ‘81”, che per diversi anni propose alla cittadinanza una serie di conferenze culturali di grande spessore. Oltre alle consuete gare sportive fotografiche e alle attività ricreative, venne attivata una “Vetrina delle occasioni”, cioè la pubblicazione di un quindicinale ciclostilato dove si potessero proporre acquisti, vendite e permute di oggetti vari.. In agosto, venne proposta una gita a Mantova e Verona per ascoltarvi l’Aida (costo 43.000 lire compreso il biglietto per l’Arena). Fra le trentatré convenzioni attivate, una riguardava perfino gli impianti gas-metano per auto.

All’assemblea dei soci del gennaio 1982 parteciparono trenta persone su oltre 600 iscritti. La bassa partecipazione fu deplorata nel verbale d’assemblea che stigmatizzò “l’assenza quasi totale di coloro che sono i più critici e pretenziosi nei confronti del Dopolavoro”. Ma se certi malumori covavano ancora sotto la cenere, in realtà le molte assenze possono essere interpretate come segno di fiducia dei più (quelli che partecipavano alle tante attività del Dopolavoro) nell’operatività del sodalizio e del suo direttivo. Valentino Fori fu eletto presidente, Luciano Furlani suo vice, Paolo Ercolessi segretario-tesoriere, mentre Sandro Capanna, Paolo De Grandis e Luigi Baratti furono i consiglieri per il 1982; Giancarlo Arduini e Sara Sgarzini furono revisori dei conti.

Quello fu l’anno di New York (e di Filadelfia, Buffalo, cascate del Niagara, ecc.); ma anche dei castelli della Loira, di tanti tornei (pallavolo, tennis, calcio, ecc.); si tenne un corso di cucina, una conferenza sulla grafologia.

Il 29 ottobre 1983 l’assemblea dei soci approvò ciò che era da approvare ed elesse il nuovo direttivo. Aldo Zidda risultò presidente, Giancarlo Arduini suo vice, Claudio Villi, Gabriella Pentucci e Rossana Romiti furono i consiglieri; il ruolo di sindaci revisori toccò a Aldo Vitali e Andrea Gadioli. Venne ripristinata – si direbbe a furor di popolo – la Befana per i più piccini (che si tenne al cinema Loreto con la partecipazione del mago Ezio Giulietti e del maestro e dicitore Vittorio Cassiani), ma non mancarono altre occasioni classiche, come le gare di briscola e i tornei di calcio inframmezzati all’ormai enorme attività turistica, che fra l’altro portò gruppi di soci in Gran Bretagna (38 partecipanti) e a Palma di Maiorca (165 partecipanti), mentre qualcuno pensava al Brasile. Notevole anche l’attività culturale legata al teatro, alla musica e a un convegno sulle problematiche nord-sud del mondo.

In 28 aderirono anche a un corso teorico-pratico sul personal computer: l’informatica era ormai alle porte.

 

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Nel 1984 sparì il glorioso ciclostile, che con le sue pagine ruvide, a volte cosparse di fraterni errori di battuta, ci accompagnava dalle origini del sodalizio. Nell’esercizio 1984, a seguito dell’entrata in vigore di certe norme tributarie sulla gestione dei circoli ricreativi e sportivi, il Dopolavoro dovette darsi una regolamentazione contabile; tra l’altro aggiustò l’esercizio in corso – per così dire – sull’anno solare protraendolo dal 1° novembre 1983 al 31 dicembre 1984.

Il 26 gennaio 1985 l’assemblea si tenne nei nuovi locali – via Virgilio, 29/31 – dove da allora il Dopolavoro avrebbe trovato la sua sede definitiva. Venne eletto a scrutinio segreto il nuovo consiglio, che qualche giorno più tardi – come da sempre si faceva – distribuì al proprio interno le cariche. Aldo Zidda fu riconfermato alla presidenza, con Aldo Vitali suo vice, Giancarlo Arduini segretario, Claudio Villi tesoriere e Stefano Magi consigliere; Salvatore Nocera e Andrea Gadioli furono i sindaci effettivi, mentre Luigi Baratti su sindaco supplente.

Poiché il diavolo si annida nei dettagli, colpisce che, da qualche anno, nelle circolari che indicevano le assemblee si precisasse che ogni socio poteva rappresentarne un altro per delega, ma che questa sarebbe stata convalidata solo se scritta “per intero di pugno del delegante”: c’erano forse state delle contraffazioni?

Il nuovo consiglio propose subito un questionario per accertare gli umori e i desideri della base. L’attività continuò alla grande con un weekend a Folgarida (lire 70.000 per soci e familiari, 50.000 per bambini fino ai 12 anni), tre giorni nell’alto Lazio, una gita in Camargue, un’altra alle Canarie, ecc.; fervevano tra i soci tornei e attività sportive (compresa quella, nuovissima, del tiro al piattello). Era intanto nata la maggior iniziativa culturale pesarese del secondo ‘900, il Rossini Opera Festival, e il Dopolavoro offrì ai soci il servizio di prenotazione dei posti; nell’autunno si operò nello stesso modo con la stagione teatrale e concertistica. Furono offerte diverse occasioni culturali: rappresentazioni teatrali amatoriali, conferenze del gruppo di studio “Idea ‘81”, una visita al museo Oliveriano, ecc. Tra i vari libri offerti, da segnalare quell’anno il volume Pesaro. Storia di una città, scritto a quattro mani da Dante Trebbi e Bruno Ciampichetti, colleghi di lavoro. Le convenzioni commerciali erano frattanto circa una quarantina e riguardavano i settori più diversi, dalla biancheria ai tappeti persiani, dalle cure dentistiche agli alimentari. Continuò pure la Befana.

Aldo Zidda fu ancora presidente per il 1986; il suo vice fu Stefano Magi (cui fu affidato il settore cultura); Claudio Villi fu segretario e tesoriere, ai consiglieri Andrea Gadioli e Sandro Capanna furono affidati rispettivamente il settore sportivo e turistico; Luigi Baratti e Alfonso Corraducci furono i sindaci revisori (e al primo venne affidato anche il settore ricreativo). Furono proposti volumi di grandi case editrici ma anche libri che segnalavano (e alimentarono) un rinnovato interesse per le radici culturali del proprio territorio, come l’opera di Nando Cecini, Pesaro. L’immagine della città dalle fotografie di un secolo. 1880-1980, o la fortunata Guida ai centri minori della provincia di Pesaro e Urbino.

Con la compagnia Teatro Incontro venne proposto a Urbino, al teatro Sanzio, il celebre  Taco Baldoria di Carlo Pagnini. Gite come se piovesse (Canazei, Istanbul e Cappadocia, Plitvice, Pomposa, ecc.). Fra le attività sportive, oltre alle consuete, fu avviata la pesca sportiva alle Pantiere di Borgo Massano. Ma fra le attività varie, che compresero ancora corsi di informatica e approfondimenti di grafologia, va segnalata quella del gruppo Mani tese, attivo da tempo presso la Cassa di risparmio a opera di Giovanni Ballarini, responsabile dell’ufficio estero, Claudio Trebbi, titolare dell’agenzia di Santa Maria delle Fabbrecce, e altri volonterosi. “Con lo scopo di venire in aiuto ai bisogni delle popolazioni del terzo mondo” era stato fondato circa 25 anni prima: nel 1986 tramite il Dopolavoro promosse un ulteriore reclutamento.

Nel 1987 Stefano Magi fu esaltato alla presidenza ed ebbe Aldo Zidda come suo vice; entrambi si accollarono anche il settore culturale. Claudio Villi fu segretario e tesoriere. Andrea Gadioli e Alfonso Corraducci, consiglieri, si occuparono rispettivamente del settore sportivo e turistico; Paolo Cesari e Enzo Marchionni, sindaci revisori, si occuparono anche dei settori turistico, il primo, e ricreativo, il secondo. A ormai trent’anni dalla fondazione, il Dopolavoro procedeva come una macchina testata. Nel 1987 si ebbero gite all’Argentario, a Londra, nel Sahara tunisino, in Sardegna. Il 26 marzo si andò a Bologna per la finale Coppa Italia di basket tra Tracer Olimpia di Milano e la Scavolini Pesaro (allenata da Sacco, che schierò Gracis, Davis, Frederick, Magnifico, Costa, Natali, Zampolini; siccome talvolta il mondo è ingiusto, Pesaro perse per due punti, 95 a 93). Continuò anche quell’anno l’offerta balneare di servizi da spiaggia, vulgo ombrelloni e cabine, sia a Pesaro sia – come ormai usava da anni – a Rimini per i colleghi della Valmarecchia. Vennero altresì organizzate le “solite” gite in bicicletta, che ebbero per meta Carpegna (62 km di cui un bel po’ in salita tosta) o Chiaserna (80 km quasi pianeggianti).

Nel 1988 la quota annuale salì a 15.000 lire. Ormai i prezzi, dopo l’inflazione a due cifre degli anni Settanta e Ottanta, erano ben lontani da quelli delle origini. Per quell’anno Stefano Magi mantenne la presidenza, con Andrea Gadioli vicepresidente, Claudio Villi segretario-tesoriere,  Alfonso Corraducci e Paolo Cesari consiglieri, Enzo Marchionni e Manuela Sbrega sindaci. New York, New York (fra ottobre e novembre); ma anche Rovigno in aliscafo (d’intesa con la sezione pesarese della Lega navale), corsi per amanti degli scacchi, una commemorazione di Odoardo Giansanti, il XIII torneo interno di tennis, gita in bici a Frontone, l’offerta a prezzo scontato del fortunato libro di Washington Patrignani Il trabaccolo e la sua gente; e da quell’anno perfino la disponibilità di una sede di campagna alle Babbucce nelle colline pesaresi, dove il Dopolavoro affittò una casa dotata di forno a legna, camini, tavoli e altri arredi idonei alle riunioni conviviali. Appassionante la finale del XXIII torneo di calcio fra enti cittadini nel quale, a giugno, la squadra della Cassa di risparmio di Pesaro entrò nei quarti battendo la USL n° 3, superò per 3 a 0 la Banca popolare pesarese (il comunicato trionfale usò i verbi “travolge e annulla”...), batté in finale la compagine della I.D.M. riconquistando, “dopo otto anni”, il trofeo cittadino. A ottobre si organizzò una corsa campestre “intercral”, ovvero tra i vari circoli ricreativi aziendali cittadini (Popolare pesarese, BNA, BNL, dipendenti comunali, postelegrafonici, ecc.), gara che – precisavano gli organizzatori, memori dell’aforisma di John Belushi “quando il gioco si fa duro, i duri giocano”  – si sarebbe tenuta con qualunque condizione atmosferica. A dicembre il Teatro Incontro propose nell’auditorium Pedrotti una serata di musica e poesia (con Riccardo Bartoli al pianoforte e con Carlo Pagnini, Danila Merloni, Franco Arcangeli, Simona Tebaldi, Stefano Magi e Mariella Perrone): il biglietto costava 10.000 lire ma il ricavato venne devoluto alla comunità terapeutica di don Gaudiano.

 

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Nel 1989, mentre continuava la politica dei prezzi differenziati per i soci “pesaresi” e per quelli dell’entroterra, il sodalizio si venne dotando di un house organ intitolato “News” per informazioni varie: fu così, per esempio, che i soci vennero informati di alcuni posti ancora liberi in un giro turistico verso Thailandia e Singapore (lire 1.450.000) organizzato dai postelegrafonici. L’assemblea del 2 febbraio 1989 riconfermò in blocco il consiglio dell’anno precedente e approvò a unanimità due modifiche statutarie rendendo biennale il mandato del direttivo e abrogando la norma antibonapartista di tanti anni prima, che impediva ai presidenti di restare in carica più di tre anni. Così rafforzato nell’esecutivo, il sodalizio si lanciò verso l’abituale gioioso programma che quell’anno comprese Mantova, Matera, Parigi e Portogallo, ma anche il delfinario di Cattolica, una passeggiata sul Catria, una cicloturistica a Pianello di Cagli (appena 98 km), convenzioni commerciali anche con ditte di fuori provincia, dimostrazioni di preziosi e gioielli, ecc.

Dal 1989, inoltre, il direttivo iniziò la raccolta di statistiche, atti, stampe e articoli di giornali che riguardassero il Dopolavoro. Così è ben documentata la serie di conferenze del gruppo di studio “Idea ‘81” che, con la collaborazione del Dopolavoro stesso, propose quell’anno un intero ciclo sulla Rivoluzione francese, di cui ricorreva il bicentenario, con il coinvolgimento di insigni studiosi. Abbiamo indicazioni sull’attività della compagnia Teatro Incontro, che quell’anno festeggiava il decennale di fondazione: dall’unico spettacolo messo in scena nel 1979, negli anni seguenti la compagnia aveva messo in scena una media di rappresentazioni sempre superiore alle venti annuali. Inoltre il sodalizio proponeva ormai abitualmente attività di cineforum e libri d’arte e di interesse storico, dalle Scene dal seicento. I confratelli e la chiesa del Nome di Dio di Grazia Calegari, alla fortunata serie Pesaro. Storia dei sobborghi e dei castelli di Dante Trebbi. Quanto alle attività ricreative, segnaliamo – sempre per il 1989 – che in cento parteciparono alla gara pasquale di briscola e in 116 a quella natalizia; che 248 ragazzi intervennero alla Befana; che i buongustai aderenti a sei giornate gastronomiche furono 256; più di duecento soci aderirono ai corsi di ginnastica alla palestra del liceo scientifico “Marconi”. Le convenzioni commerciali erano una trentina. La circolare n° 48 del 1989 (senza data, ma situabile tra il 25 e il 31 ottobre di quell’anno) propose “una settimana culinaria a prezzi interessanti” presso il ristorante “Rifugio del gabbiano” di Santa Marina; a parte le bontà descritte (salmone al tartufo, tagliatelle di aragosta, gnocchi all’anatra, ecc.) merita di essere ricordata perché per la prima volta vi appare la denominazione Dopolavoro CRP, sormontata dal nodo gordiano tratto da una ceramica pesarese, che è rimasta fino ad oggi in uso. Nel 1990 il direttivo (ora biennale) rimase in carica sotto la presidenza Magi. Oltre alle attività – per così dire – consuete, i soci trovavano nella sede sociale di via Virgilio diverse sale per biliardo, scacchi, dama, ping-pong, calcetto, c’erano un televisore a colori, dei videoregistratori, dei proiettori per diapo e per film 16 mm, una biblioteca con più di mille volumi.

Nel gennaio 1991 l’assemblea dei soci, presieduta da Rodolfo Albanesi, approvò bilancio e relazione e pure una modifica allo statuto che conferiva il rango di soci straordinari ai dipendenti della Se.Ri.T, un’agenzia esterna – posseduta dalla Cassa di risparmio – che svolgeva le ingrate funzioni degli antichi pubblicani. Si annunciavano inoltre altre modifiche statutarie, “a seguito delle eventuali trasformazioni della Cassa di Risparmio di Pesaro”, nella quale stava infatti fermentando l’idea di una separazione fra attività bancarie, da mantenere nell’istituto bancario trasformato in società per azioni, e attività non bancarie ( filantropiche, culturali, ecc.) da concentrare in una fondazione proprietaria. Il consiglio del Dopolavoro risultò composto da Stefano Magi presidente, Andrea Gadioli vicepresidente, Claudio Villi tesoriere, Paolo Cesari e Enzo Marchionni consiglieri; sindaci furono Lucio Cedola e Lucia Carnaroli. Per quell’anno venne proposto un weekend di quattro giorni a Cortina (quattro giorni un weekend? fu perciò detto weekend lungo), un’escursione pasquale in Provenza e Linguadoca, un’altra Budapest, un’altra ancora a Parigi per assistere a una finale della Scavolini basket, dieci giorni in California, una settimana a Ibiza, ecc., inframmezzate da corsi di inglese, gare di briscola gastronomica (1° premio un prosciutto, salumi a scalare), un torneo di calcio fra casse di risparmio dell’Italia centrale, un corso di tiro a segno con pistola (che poi sfociò in un trofeo di tiro a segno “intercral”), uno spettacolo di danze sudamericane e altre cose ancora. Essendo ormai demodées le vecchie bici dei film di don Camillo, vennero proposte delle mountain bikes a 280.000 lire (telaio in alluminio, 18 rapporti).

Il palazzo Montani di via Passeri, restaurato dalla Cassa di Risparmio di Pesaro, ospitò in quell’estate il Prix Italia 1991 della RAI. Avendo acquistato (con soldi pubblici) 28 televisori, i blasonati della RAI a manifestazione finita stimarono opportuno abbandonarli dopo un utilizzo di appena dieci giorni. Il Dopolavoro li ottenne come res nullius e li mise in vendita, a prezzo scontatissimo e a sorteggio, tra i propri soci. La cosa, risaputasi, provocò qualche problema.

Un collega di Cantiano dovette sottoporsi a una delicata operazione al cuore in una clinica di Bruxelles. Il Dopolavoro aprì una sottoscrizione.

Nel 1992 – presidente, consiglio e sindaci invariati – la Cassa di Risparmio di Pesaro conquistò la coppa del 3° trofeo UISP basket battendo per 61 a 48 la Popolare (divenuta nel frattempo Pesarese e Ravennate); inoltre la compagine del Dopolavoro si piazzò prima nel XIV torneo interaziendale di Basket, organizzato dalla Berloni e al quale partecipavano 16 enti; ma molti altri erano i settori sportivi che videro la presenza di soci. Nella Pesca sportiva, ad esempio, 14 furono i partecipanti al campionato italiano bancari, che si svolse a Rieti sul fiume Velino; Massimo Bonetti risultò quarto nel campionato regionale di Trota al lago, accedendo così alle finali nazionali, mentre Francesco Nardi fu primo assoluto nel campionato di Trota al torrente; Stefano Magi, oltreché presidente, si confermò campione nel tiro con la pistola standard e di grosso calibro (meglio non farlo arrabbiare...). Nelle attività turistiche, che spaziarono da Mirabilandia a Monaco di Baviera, da Creta alla Costa del Sol, parteciparono bel complesso 1.263 gitanti. Erano poste in essere quarantacinque convenzioni commerciali; attivati corsi di inglese, francese, tedesco e spagnolo con madrelinguisti; l’attività del circolo fu notificata con 65 circolari, 32 comunicati e 18 numeri di “News”.

Si tentò di dar vita a una associazione “Intercral Pesaro”, che avrebbe potuto raccogliere quasi 13.000 soci dei vari “circoli ricreativi aziendali lavoratori”, e sarebbe diventata una potenza economica, come certe leghe di consumatori attive in Germania e stati europei: ma una successiva comunicazione informò, l’anno dopo, che a seguito di impedimenti burocratici e di disinteresse, la messa in moto dell’Intercral era sospesa.

 

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L’assemblea del 23 gennaio 1993 approvò relazione e bilancio, poi deliberò una modifica statutaria che prendeva atto dello scorporo della vecchia Cassa di Risparmio di Pesaro in una fondazione e un istituto bancario. Sull’abbrivio di nuove norme nazionali era infatti nata una società per azioni (la Cassa di risparmio di Pesaro s.p.a.) posseduta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. Lo statuto del Dopolavoro incluse tra i propri soci i dipendenti della Cassa s.p.a. e di altre società partecipate, purché – ça va sans dire – fossero in regola con il versamento della quota sociale; contestualmente anche il sodalizio prese il nome di Dopolavoro aziendale della Cassa di Risparmio di Pesaro s.p.a. Le elezioni, e la successiva distribuzione di incarichi all’interno del direttivo, confermarono per il successivo biennio 1993/1994 Stefano Magi presidente con Andrea Gadioli suo vice, Claudio Villi, Paolo Cesari e Lucio Cedola consiglieri, Giuseppe Imperio e Anna Donnini sindaci. Furono tenuti corsi di ballo, di fotografia, di nuoto, per arbitri di calcio, per cronometristi; gare di briscola con 214 assatanati partecipanti; attività multiple di basket, bocce, ciclismo, calcio, pallavolo, tennis, pesca sportiva, tiro a segno; escursioni al delta del Po, a Barcellona, a Parigi, a Selva di Val Gardena e alle Cinque Terre. A fine ottobre, Messico “e nuvole...”, come cantava Jannacci: nove giorni a Cancun, Chichen Itza, Merida, Città del Messico, ecc.. Veniva ormai molto curata la comunicazione, non solo con il consueto sistema di circolari stampati, ma anche tramite interviste a radio e tv locali e regionali. Una radio, anzi, trasmise uno spettacolo teatrale realizzato in Urbania dalla compagnia Teatro Incontro.

Tra le convenzioni, nell’ambito di una accresciuta sensibilità ai problemi della salute, nel 1994 ne venne attivata una relativa alle indagini diagnostiche di prevenzione. In quello stesso anno il Dopolavoro avviò un’attività editoriale propria, pubblicando El calor dla burnigia, un volume contenente le opere di Carlo Pagnini, autore apprezzatissimo in vernacolo pesarese, che sarebbe stato poi presentato in ottobre da Gilberto Lisotti. Il teatro amatoriale era ormai di tanta presa che il 16 maggio 1994 venne inaugurata nella sede sociale una sala da ottanta posti dove la compagnia Teatro Incontro, diretta appunto da Carlo Pagnini, “dopo circa quindici anni di vagabondare da un teatro all’altro dell’Italia centrale”, avrebbe potuto realizzare i suoi spettacoli: si cominciò con Triste pagliaccio allegro, “miscellanea di musica, prosa, poesia, danza e magia”. L’anno seguente Carlo Pagnini avrebbe tenuto un corso sull’utilizzo del dialetto a teatro.

La circolare n° 25 del 25 maggio 1994 riporta la morte di Ubaldo Paci, assassinato fuori della sua agenzia di via Guido d’Arezzo dai banditi della “Uno bianca”. D’intesa con i familiari, venne aperta una sottoscrizione il cui ricavato fu poi devoluto a opere di beneficenza.

L’assemblea del 21 gennaio 1995, oltre alle consuete approvazioni di relazione e consuntivo, modificò l’importo della quota annuale che salì a 30.000 lire. Siccome il panorama bancario italiano stava rapidamente mutando, prese atto della fusione avvenuta tra la Cassa di Risparmio di Pesaro s.p.a. e la Banca Carima s.p.a. (il risultato fu la Banca delle Marche s.p.a.) introducendo la figura del socio aggregato per i dipendenti della ex Carima; per i nuovi dipendenti di Banca delle Marche ammise l’opzione tra il sodalizio pesarese o quello attivo tra i dipendenti del gruppo Carima; portò da due a tre il numero dei sindaci revisori; allargò infine a parenti e amici la possibilità di partecipare ad alcune attività del sodalizio. Venne eletto il nuovo direttivo: Stefano Magi mantenne la presidenza, Andrea Gadioli la vicepresidenza, Claudio Villi, Lucio Cedola e Paolo Cesari furono consiglieri (con funzioni di tesoriere il primo, segretario il secondo); Gabriele Liera, Cristina Tomasucci e Bruno Ferrandes costituirono il collegio sindacale. Quell’anno nella sala d’arme di Palazzo Vecchio, a Firenze, venne allestita la mostra “Modigliani, Soutine, Utrillo e i pittori di Zborowski”, mentre a palazzo Forti di Verona ci fu la mostra “Mirò, Dalì, Picasso e il surrealismo spagnolo”: come per tante rassegne precedenti (e seguenti) si organizzò un’escursione ad visitandum; venne attivato un sistema di abbonamento in edicola a prezzo ridotto per il “Corriere Adriatico”; Rigoletto all’Arena di Verona il 15 luglio; venne offerta l’Opera omnia di Odoardo Giansanti, a tutti noto come Pasqualon, curata da Sanzio Balducci. E poi New York – di nuovo –, la Puglia, la Val Badia, shopping a Roma, ecc. Ormai solo dall’Antartide si era rimasti lontani (a causa della precaria qualità delle strutture alberghiere).

Nel 1996 – mentre si espandeva l’opera di prenotazione alla stagione lirica dello Sferisterio di Macerata e come sempre imperversavano tennis, calcetto, briscola e altre proficue occupazioni – si dovette indire una assemblea straordinaria per il 3 maggio onde deliberare a seguito delle fusioni tra Banca delle Marche e la Cassa di Risparmio di Jesi. La stessa assemblea deliberò l’istituzione di un libro soci “regolamentare”, che mettesse il sodalizio in ordine da un punto di vista amministrativo e fiscale. Tra le righe del comunicato si intuisce che, come diversi anni prima, si erano verificate indebite estensioni di benefici: altrimenti, perché precisare che le iniziative del sodalizio non potevano espandersi a terzi? Per verificare i ruoli, venne richiesta una sorta di re-iscrizione a tutti, chiedendo altresì di precisare lo stato di famiglia. La quota sociale venne dimezzata a 15.000 lire: poiché era già stata effettuata la trattenuta annuale, ciò avrebbe implicato un attento ricalcolo. Una relazione del direttivo, che forse fu letta in assemblea, esaltava l’attività di 40 anni: gli iscritti erano ormai 2.500 tra soci ordinari e familiari, che fruivano di proposte turistiche competitive oppure di un settore sportivo in continua espansione: in questo settore, tra l’altro, molte iniziative erano amatoriali ma altre si erano regolarmente aggregate alla corrispondente federazione e al Comitato olimpico italiano. Non meno attivi il settore culturale (biblioteca, spettacoli, conferenze, una propria compagnia teatrale) e quello ricreativo, che si era allargato dall’antica Befana (tuttora praticata) a feste, incontri, gare di briscola, ecc.

Quell’anno fu prodotto uno spettacolo teatrale, il “Mistero e storia di san Terenzio martire”, di Alessandro Forlani, realizzato allo Sperimentale di Pesaro e poi replicato, qualche mese dopo nell’ambito dei G.A.D. al teatro Rossini. Nel corso del 1996 ci sarebbero stati 1.266 gitanti fra la Corsica e Firenze, fra la Cina e Bomarzo (Viterbo), fra Trieste, la Tessaglia e Miami in Florida: ormai il viaggio intercontinentale annuale (talvolta anche due) era diventato prassi corrente.

Non è forse finito l’impero romano? Perché dunque sorprendersi se, nell’anno di grazia 1997, cessò la presidenza di Stefano Magi? Il direttivo del biennio 1997-1998 fu presieduto da Andrea Gadioli con Rodolfo Albanesi suo vice, Franco Pagnetti, Paolo Cesari e Cristina Tomasucci consiglieri (il primo anche tesoriere, la terza segretario). Il collegio sindacale fu composto da Bruno Ferrandes, presidente, Rita Nucci e Lorenzo Ribuoli. Quell’anno si andò in India, in Slovenia e sul Mar Rosso, oltre a Firenze, Cervinia, Firenze (per una mostra su Telemaco Signorini), Roma per l’abituale shopping prenatalizio, ecc. Il nuovo direttivo lanciò un questionario per sondare i desiderata e le aspettative della base nell’ambito culturale. Su 103 risposte, le preferenze si indirizzarono sulla stagione di prosa seguita dal Rossini Opera Festival; erano richiesti testi di narrativa italiana e straniera, mentre alla voce “seminari, conferenze, convegni” le aspettative furono equamente ripartite fra temi storici, sociali, economico-giuridici, ecc.; molto apprezzati i corsi di lingua straniera, soprattutto inglese, sicché venne stabilita una convenzione con Inlingua School. A fine anno come sempre tombole, gare di briscola e doverosi ringraziamenti al custode del Dopolavoro, Gerardo Pascucci, socio e pensionato, “alla cui disponibilità, simpatia, dinamicità dobbiamo la realizzazione di molte iniziative”.

Nel 1998 “la nostra squadra di Pesca sportiva” si costituì “in società indipendente sponsorizzata da Banca delle Marche”. Le attività sportive continuarono imperterrite con il XXIII torneo sociale di tennis, il XXXIII torneo interaziendale di basket, il III trofeo di Calcio “Banca delle Marche” (un triangolare che contrappose le squadre della ex casse di risparmio di Jesi, Macerata e Pesaro), il XXXIII torneo di calcio Enti Cittadini, il XXVI campionato italiano di Bocce per bancari, ecc. Il 24 giugno 1998 alla presenza di un notaio venne convocata un’assemblea straordinaria che adeguò formalmente lo statuto in modo da accedere ai benefici della legge 460/1997 sul riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (vulgo Onlus). Quell’anno si tenne anche il IX premio di poesia dialettale “Odoardo Giansanti detto Pasqualon”, che il Dopolavoro organizzava in collaborazione con la fondazione Cassa di risparmio di Pesaro. Nella gara natalizia di briscola vennero previste sale separate per fumatori e non: segno, anche questo, dei tempi nuovi.

Per il biennio 1999-2000 venne riconfermato lo stesso direttivo, presieduto sempre da Andrea Gadioli. Nell’assemblea del 13 febbraio si ipotizzò un ampliamento dell’apertura della sede sociale, purché qualche socio pensionato se ne fosse incaricato. Nel 1999 si andò in Marocco (120 turisti), a Venezia per la mostra dei Maya (100 gitanti), a Napoli per i famosi presepi settecenteschi (100 pellegrini), a Perugia per la festa della cioccolata (100 ghiottoni), a Gardaland (150 gaudenti), a Sibari in Calabria (75 sibariti), per non dire di Badgastein, Ferrara, Roma. Forse perché non più attuali erano stati soppressi (dal 1997) i servizi di spiaggia che fornivano ombrelloni e cabile; vennero invece avviate delle attività per il tempo libero per ragazzi (bricolage, disegno, modellismo, ecc.) che ebbero luogo presso la sede di via Virgilio. La stessa sede, del resto, venne spesso messa a disposizione di altre associazioni sportive.

L’assemblea del febbraio 2001 approvò relazione, bilancio consuntivo e una modifica statutaria che precisava meglio la categoria dei soci ordinari (il dipendente in servizio o in quiescenza, il coniuge o il convivente, i figli minorenni, i parenti fino al secondo grado purché conviventi), elesse infine con poche variazioni il consiglio direttivo per il biennio 2001-2002. Andrea Gadioli fu ancora presidente, Rodolfo Albanesi suo vice, Marco Gennari, Alberto Ricci e Cristina Tomasucci i consiglieri; invariato il collegio sindacale. Mentre prosperavano continue attività, il 18 ottobre 2001 si dovette indire una nuova assemblea straordinaria per adeguare lo statuto alla più recente normativa sulle associazioni no profit, già onlus, e sulla tutela della privacy.

Il 16 febbraio 2002 il consiglio si presentò dimissionario all’assemblea a causa di un triste evento, la prematura scomparsa del consigliere Cristina Tomasucci. In quell’assemblea Andrea Gadioli fu riconfermato alla presidenza, affiancato da Rodolfo Albanesi vicepresidente, mentre Riccardo Cecchini, Giancarlo Ortolani e Lorenzo Ribuoli furono eletti consiglieri; Claudio Villi (presidente), Lanfranco Chiarabini e Carlo Serena costituirono il collegio sindacale. Nel 2002, mentre si proponevano corsi di difesa personale (wing-tsun), visite a mostre, serate gastronomiche, passeggiate cicloturistiche e gare di briscola perenni come le nevi eterne, si osò l’inosabile con una dieci giorni in Sud Africa cui parteciparono 70 soci (nonostante il prezzo da bancari con plurimensilità: 1.910,00 €).

Il resto è ormai cronaca: l’attivazione di un sito internet all’indirizzo www.dopolavorocrp.it, il potenziamento dei “giovedì al cinema” nella sede di via Virgilio con film di grande successo (da “Il signore degli anelli” a “Moulin Rouge”, da “Harry Potter” a “Men in black”), l’attenzione a forme di solidarietà con l’A.N.T. o con il padre comboniano Tarcisio Pazzaglia, il 1° torneo aziendale di videogames (iniziativa, quest’ultima, che meglio di tanti discorsi lascia intuire il mutar delle cose e dei tempi).

Nel biennio 2004-2005 Andrea Gadioli mantenne la presidenza, avendo Stefano Magi per vice, Giancarlo Ortolani, Simone Rubboli e Bruno Ferrandes per consiglieri, mentre Claudio Villi, Enzo Marchionni e Paolo Righini costituirono il collegio sindacale. Nel frattempo la biblioteca è salita a circa 1.400 volumi fra libri d’arte, di poesia, per ragazzi, di interesse generale e di interesse provinciale. Le attività sportive si sono ampliate fra atletica, ciclismo, bocce, tiro a segno e al piattello, sci alpino e trekking. Quelle ricreative hanno incluso occasioni di degustazione enologica e corsi di ballo sudamericani. Nel solo 2004 sono stati 894 i turisti dopolavoristici tra Indocina e lago d’Iseo, da Formentera a Praga, a Roma e alle Cinque Terre.

Questo si evince dai documenti del sodalizio.

 

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Ma ci sono storie che non si trovano da nessuna parte: le ignorano i verbali di assemblea, non appaiono sulle circolari. Per conoscerle, bisogna che qualche testimone rompa l’omertà o che qualche protagonista le riveli.

Come sapremmo, altrimenti, che Francesco durante un carnevale di Venezia scivolò dalla passerella del traghetto e finì nel Canal grande fra lo spasso premuroso e lo stupore divertito dei colleghi-serpenti?

O che Anna si fratturò una caviglia mentre sciava? Doloroso eppur normale, si dirà. Certo. Ma le storie dicono pure che la sciatrice infortunata venne caricata su un pulmino dal marito (medico) per portarla al pronto soccorso, che senza avvedersene il premuroso consorte chiuse la portiera sulla mano della moglie, poi – pensando che la donna si lamentasse per il dolore alla caviglia – la redarguì amorevolmente per l’eccessivo schiamazzo. “Dai, cara, comportati da uomo”. La sventurata tornò a Pesaro con la gamba e il braccio ingessati.

Altri cieli, altre storie. Nella maestà del Sahara tunisino c’era – forse c’è ancora – un lago di acque sulfuree piuttosto calde (42°, asseriscono le guide). “Senti che roba”, disse qualcuno. Un tale vi appoggiò il piede, scivolò e con plastico volo precipitò nelle acque infernali. Venne anzitutto salvata la borsa con telecamere e macchine fotografiche, mentre turisti tedeschi filmavano la scena. Qualche anno dopo i tedeschi vennero appositamente in vacanza a Pesaro, portandosi dietro i filmati.

 

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Oggi i soci del Dopolavoro CRP sono attorno a 2.800 (pari a circa 980 nuclei familiari). La metà di loro sono pesaresi, sicché questo aspetto rimanda a un problema irrisolto e antico, quello del diverso trattamento che un socio bsarés riceve – di fatto, non certo de jure – rispetto a chi viva altrove. E questo “altrove” può essere distante, visto che oggi il Dopolavoro CRP non gravita più sulla sola provincia metaurense, ma su un’area che va da Roma a Gubbio e a Bologna. Se un tempo gli iscritti di Novafeltria reclamavano i servizi spiaggia a Rimini, cosa fare oggi per l’iscritto residente a Macerata? E’, questa, una situazione che già s’era venuta creando per la naturale espansione che la Cassa di risparmio di Pesaro aveva perseguito prima della sua fusione in Banca delle Marche, ma che si è accentuata con il gruppo Bancamarche, dopo che una modifica statutaria nel 2003 ha previsto la possibilità di allargare l’iscrizione al Dopolavoro CRP a tutto il personale del gruppo (per ragioni fiscali, però, ogni dipendente può essere iscritto a un solo Cral).

Un coronamento simbolico e un gradito è venuto al Dopolavoro CRP dall’Amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino, che nel 2005 gli ha conferito il premio “Una provincia di apifarfalle”, un onorifico riconoscimento a persone e istituzioni che si sono distinte per aver contribuito allo sviluppo economico e sociale della provincia. Nel 2006 lo stesso riconoscimento ha ottenuto la compagnia Teatro Incontro del Dopolavoro CRP di Pesaro.

I primi cinquant’anni del Dopolavoro sono stati ampiamente positivi. Per giudicare i prossimi, bisogna armarsi di un po’ di pazienza.

 

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